Sessuologia: benessere di coppia e neo-genitorialità

Il sesso satura il benessere di una persona al 35%. Se immaginiamo il nostro benessere come una torta composta da tante fette, ciascuna rappresentata dai singoli fattori che concorrono a farci stare bene (o male), una grande fetta (più di un terzo!) è rappresentata dal sesso. Per questo motivo, sebbene sia spesso ancora vissuto come un argomento tabù, è importante poterne parlare liberamente per trovare il modo di vivere la propria sessualità (personale e di coppia) in maniera appagante e soddisfacente.

Ascolta la versione audio dell’articolo

Quando è il caso di rivolgersi a un sessuologo?

Il sessuologo è uno psicologo formato sugli aspetti psicologici, medici e socio-culturali della sessualità umana, e si occupa di disfunzioni sessuali, dipendenze sessuali, parafilie, disagi legati alla propria identità di genere e orientamento sessuale, sessualità procreativa, disabilità e sessualità, abusi sessuali e sessualità nelle diverse fasi di vita (infanzia, adolescenza, gravidanza, post-partum, menopausa e andropausa e vecchiaia).

I disturbi sessuali, in assenza di problematiche organiche, sono intesi come disagi che si trovano all’interfaccia tra il corpo e la mente. Il sintomo sessuologico, infatti, sebbene spesso si esprima attraverso il corpo, affonda le sue radici in una difficoltà di natura psicologica legata al rapporto con sé stessi, con il partner o altre figure significative. La sessualità è, infatti, lo spioncino della serratura di un armadio in cui talvolta stanno chiusi a chiave conflitti e blocchi emozionali legati alla persona, alle relazioni significative e alla coppia.

In particolare, la sessualità di una coppia coinvolge diversi aspetti di ciascuno dei partner, quali emozioni, aspettative, credenze e comportamenti, intrecciandosi in complessissime modalità relazionali che talvolta trovano un punto di inciampo e danno vita a complessi meccanismi che si auto-mantengono nel tempo in maniera inconsapevole. Stando dentro al sistema, ciascun partner è spesso cieco a tali meccanismi, sia in sé, sia nel partner. La difficoltà a comunicare su questi aspetti spesso complica ulteriormente il quadro.

Un sessuologo può aiutare i partner a mettere a fuoco tutte le variabili in gioco, districare e chiarire quali siano i mattoncini che mantengono il loop che si è venuto a creare e promuovere la comunicazione esplicita su tali tematiche. Sono spesso sufficienti pochi incontri per trovare delle strategie efficaci per spezzare il circolo vizioso. I partner sono inoltre invitati, nel tempo che intercorre tra i vari incontri, a sperimentarsi in “mansioni” da svolgere in coppia o in autonomia, mirate a intervenire su una o più delle 4 aree fondanti della sessualità, ossia la conoscenza di sé, di sé all’interno della relazione di coppia, dell’intimità tra i partner e del proprio piacere.

In questo modo, il sessuologo può aiutare la coppia ad apprendere strategie e strumenti cognitivi ed emotivi per vivere la sessualità in modo appagante e più in generale a ritrovare un equilibrio e una serenità personale e di coppia, poiché, come sosteneva un famoso sessuologo americano “quando le cose non funzionano in camera da letto, non funzionano bene neanche in soggiorno”.

La sessualità post gravidanza

Molte volte la sessualità è condizionata e compromessa non da disturbi specifici e definiti da etichette diagnostiche, bensì dalla difficoltà ad attraversare e adattarsi ai cambiamenti richiesti da alcuni momenti di transizione della vita di una coppia: uno dei più frequenti è, ad esempio, l’arrivo di un figlio. Accanto alla gioia, infatti, possiamo spesso incontrare difficoltà nel ridefinire tutti i ritmi e gli equilibri, facendo spazio al nuovo arrivato, che richiede un investimento energetico, fisico e affettivo che prosciuga le risorse disponibili e catalizza le attenzioni dei genitori. Questo mette a dura prova la coppia e i nuovi equilibri familiari che vanno formandosi e trasformandosi.

A livello psicologico, inoltre, entrano in gioco diversi fattori:

  • dubbi rispetto al tempo da lasciar trascorrere prima della ripresa dell’attività sessuale;
  • possibilità di sentire dolore durante i rapporti;
  • la nuova identità materna e paterna che vanno formandosi e che devono trovare un nuovo equilibrio per intersecarsi a quella di uomo e donna partner sentimentali;
  • vissuti di inadeguatezza e non desiderabilità rispetto alla propria immagine corporea, che ha subito delle trasformazioni;
  • percezione del corpo, da parte della donna, come completamente da mettesi a disposizione del bambino, soprattutto quando lo si allatta al seno;
  • il calo di desiderio sessuale nella donna che va incontro al baby blues (o maternity blues), una fase tipica del post partum in cui gli assestamenti ormonali inducono un fisiologico calo dell’umore (da non confondersi con la depressione post partum) associato ad una diminuzione della libido, ulteriormente accentuata dall’elevato livello di prolattina.

Quest’ultimo punto risulta particolarmente saliente, poiché per l’uomo, che spesso può provare vissuti di inadeguatezza ed esclusione rispetto alla diade mamma-bambino, il sesso rappresenta uno spazio esclusivo con la sua compagna. Questo crea ulteriori incongruenze e rischia di allontanare ulteriormente la coppia. In alcune situazioni si presenta invece la situazione inversa, ossia un parallelo calo del desiderio sessuale nell’uomo, che ricorda il dolore della compagna e/o si ritrova largamente investito dai nuovi compiti e responsabilità, per cui spesso può non sentirsi all’altezza.

In una fase così delicata e di ridefinizione dell’immagine di sé e dei propri ruoli, personali e di coppia, rivolgersi a un sessuologo può risultare di grande aiuto per districare i complessi vissuti in gioco e accompagnare a una ripresa graduale e serena dell’intimità e della sessualità con il partner.

Infatti, anche se nel periodo successivo al parto (circa 40 giorni, in assenza di complicanze, di più laddove ci siano state importanti lacerazioni ed episiotomie) è consigliabile astenersi dal sesso per lasciare il tempo all’apparato genitale femminile di ristabilizzarsi e ai cambiamenti emotivi e psicologici di essere metabolizzati, questo non preclude una ripresa dell’intimità. Intimità e sessualità, infatti, non sono sovrapponibili.

L’intimità comprende la possibilità ritagliarsi degli spazi esclusivi con il partner, all’interno dei quali nutrire il dialogo sulla fase che si sta attraversando e sui vissuti connessi. È importante che i neo-genitori ricomincino a sperimentarsi come complici, che si scambino gesti d’affetto e riprendano gradualmente e serenamente a starsi vicini anche fisicamente. La vicinanza fisica, infatti, se nutrita nel rispetto dei tempi di entrambi i partner, impatta positivamente sul desiderio sessuale.

Un sessuologo può accompagnare la coppia in questo momento così complesso, aiutandola a focalizzare l’attenzione su tutti i vissuti in gioco e sostenendola nei passaggi più delicati, come ad esempio comprendere le necessità e i vissuti del partner e favorire il dialogo esplicito su alcune tematiche: confrontarsi in modo chiaro e trasparente, anche se faticoso, può infatti evitare di andare incontro a vissuti di rifiuto e inadeguatezza. Oltre a questo, può favorire il riavvicinamento alla sfera erotica in senso più ampio, che come detto non coincide con il sesso: talvolta i partner faticano ad abbandonare l’idea di intimità e sessualità (spesso confuse) così come vissute prima della gravidanza e si ritrovano a misurarsi con dinamiche che necessitano invece di essere riviste con flessibilità, per riadeguarsi ai nuovi equilibri e non andare incontro ad aspettative frustrate e frustranti. Inoltre, con l’aiuto di un esperto sessuologo, è possibile apprendere strumenti e tecniche di accettazione e consapevolezza di sé e del proprio corpo. In tal modo viene sostenuta non solo una sana e serena ripresa della sessualità, collante fondamentale per una buona salute di coppia, ma anche la complessa transizione da coppia a genitori, favorendo la possibilità di sperimentarsi nuovamente alleati per l’inizio di una nuova fase di vita insieme.

Cosa aspettarsi da un percorso sessuologico e si può fare terapia sessuologica online?

Un percorso sessuologico può essere l’occasione per riscoprire sé stessi e il partner, riappropriandosi di un aspetto fondamentale per il proprio benessere e quello di coppia. Può sbloccare complesse dinamiche che risentono di difficoltà nell’intimità. Può inoltre rappresentare la possibilità di affrontare problematiche passate e presenti legate a sé stessi e al proprio corpo e permettere di vivere con maggiore serenità il proprio orientamento sessuale. Infine, in senso più ampio, può favorire il confronto con la dimensione del piacere, spesso impattata da discutibili messaggi che la società ci trasmette e poco esplorata in maniera più autentica.

È possibile fare terapia sessuologica anche online: spesso, anzi, soprattutto in fasi di vita particolari, la possibilità di accedere a un percorso sessuologico senza preoccuparsi degli spostamenti in studio può costituire un enorme vantaggio, talvolta l’unica via serenamente percorribile.

Inoltre, per la delicatezza del tema trattato, è di fondamentale importanza che tra terapeuta e paziente si instauri un rapporto di alleanza e fiducia: in questo senso è stato dimostrato che la terapia online non ha nulla da invidiare a quella in presenza.

Pensi che la psicoterapia possa fare al caso tuo?

Puoi usufruire di un colloquio gratuito con uno dei nostri professionisti

Bibliografia

De Marco I., Amore, sesso e percorsi di vita, Libreria Universitaria, 2017.
Boncinelli V., Rossetto M., Veglia F., Sessuologia cinica. Modelli di intervento, diagnosi e terapie integrate, Erickson, 2018.
Pastore L., Owens A., Raymond C., Postpartum sexuality concerns among first-time parents from one U.S. academic hospital, 2007.
Von Sydow K., Sexuality during pregnancy and after childbirth: A metacontent analysis of 59 studies, 1999.
Lydon-Rochelle M.T., Holt V.L., Martin D.P., Delivery method and self-reported postpartum general health status among primiparous women, 2001.
Godleski L., Darkins A., Peters J., Outcomes of 98,609 U.S. Department of Veterans Affairs patients enrolled in telemental health services, 2006-2010.

Nel caso tu abbia una segnalazione su un contenuto di questo articolo puoi scrivere se vuoi a info@contactu.it.

Saremo lieti di ascoltare cosa hai da dirci.

Supervisione editoriale dei contenuti

Sappiamo bene che i nostri articoli trattano tematiche sensibili e sentiamo una grande responsabilità verso ogni nostro lettore. Ecco perchè ogni contenuto del nostro blog è revisionato ed approvato dalla nostra redazione prima di essere pubblicato, per verificarne la chiarezza e la completezza.

Ti potrebbero interessare anche