La gelosia nelle relazioni: cosa dice la psicologia

L’essere umano ha la capacità di sperimentare una vasta gamma di emozioni, notoriamente divise in emozioni primarie e secondarie. Chi ha visto il film d’animazione Inside Out sa bene di cosa stiamo parlando: le emozioni primarie sono quelle raffigurate dai 5 personaggi colorati che affollano la mente della protagonista, e cioè Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, a cui si accompagnano le non rappresentate Disprezzo e Sorpresa.

Le emozioni secondarie, o complesse, sono invece meno note a livello teorico, sebbene vengano esperite da tutti: si tratta di emozioni che nascono dalla combinazione di due o più emozioni primarie e che vengono fortemente influenzate dal contesto interpersonale e culturale dell’individuo. Dunque, non sono emozioni innate (come le primarie), ma si formano a causa di processi di apprendimento che avvengono in un determinato contesto ambientale. Tra queste emozioni, che coinvolgono strutture cerebrali superiori, riscontriamo invidia, nostalgia, delusione e gelosia.

Con questo articolo esploreremo quest’ultima emozione, la gelosia: analizzeremo da dove nasce, cosa comporta in chi la prova, quali sono i vari tipi di gelosia (compresa quella patologica) e come gestirla efficacemente con il supporto della psicologia.

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Da cosa è scatenata la gelosia

La gelosia è un’emozione complessa che può manifestarsi in molte forme e influire in modo significativo sulle relazioni interpersonali. Si può dire che la sua natura e la sua origine coincidono: la gelosia è definibile come la paura di perdere qualcosa che si possiede, e ciò spinge verso un atteggiamento iperprotettivo verso l’oggetto dell’emozione. A livello emotivo, la gelosia si manifesta in modo brusco e improvviso, ma può stabilizzarsi nel tempo (si parla allora di sentimento di gelosia). Può svilupparsi sin dai primi anni di vita e venire rafforzata nel corso degli anni dal contesto sociale.

Per manifestarsi, la gelosia necessita di tre elementi: l’individuo geloso, l’oggetto di gelosia (una persona o una cosa) e un presunto o potenziale rivale; ma questi elementi non devono necessariamente esistere realmente. Infatti, spesso la gelosia nasce da fattori di personalità dell’individuo geloso, come l’insicurezza personale, le esperienze passate di tradimento o abbandono, e la paura della perdita. Anche le dinamiche familiari e le esperienze infantili possono influire significativamente sullo sviluppo di una personalità incline alla gelosia: ad esempio, un bambino che ha sperimentato la mancanza di attenzione da parte dei genitori può sviluppare un attaccamento insicuro, portando a una maggiore probabilità di diventare geloso in età adulta.

Questa emozione, il più delle volte, si esplicita verso un altro individuo, una persona amata, soprattutto nei casi della gelosia amorosa, che nasce dal timore di essere sostituiti o non essere abbastanza per il partner: in questi casi, si tende a riscontrare una certa ambivalenza emotiva nei confronti della persona amata, che viene vissuta in termini di amore/odio. Inoltre, la gelosia ha effetti cognitivi: l’attenzione selettiva viene rivolta specificatamente ai comportamenti del rivale; inoltre, il geloso può essere vittima di distorsioni cognitive (i cosiddetti bias) che tendono a fargli credere come plausibili le ipotesi del tradimento.

In ogni caso, la gelosia porta ad agire per ripristinare la situazione precedente, al fine di mantenere l’esclusività con il partner. Dunque, possono essere messi in atto due macro tipologie di comportamenti:

  • comportamenti di controllo, possesso o imposizione sulla persona amata;
  • comportamenti atti a danneggiare il potenziale o reale avversario.

Esiste una gelosia positiva?

Sebbene la gelosia sia descritta come un evento negativo che racchiude vissuti di insicurezza e talvolta irrazionalità, è comunque possibile distinguere una gelosia positiva e una negativa. Nonostante sia meno frequente, la gelosia positiva è quella che porta a risultati costruttivi per l’individuo e per la relazione. In alcuni casi, la gelosia può essere un segnale di allerta che ci permette di comprendere a cosa teniamo veramente o cosa stiamo perdendo, con una serie di effetti a cascata: incentivano i partner a migliorare sé stessi e a prestare maggiore attenzione alle esigenze e ai sentimenti dell’altro. Tuttavia, la gelosia comprende sempre il rischio di eccedere, se non gestita con piena consapevolezza ed equilibrio, che evitano di sfociare in comportamenti possessivi o controllanti.

Tipi di gelosia e gelosia patologica

Come abbiamo già detto, la gelosia può anzitutto essere di tipo materiale, se rivolta a un oggetto, o di tipo interpersonale, quando è diretta a una persona amata (come un genitore o un partner). In entrambi i casi, l’aspetto centrale è il possesso. La gelosia interpersonale si manifesta in diverse forme, che possono essere suddivise in tre categorie principali: gelosia reattiva, gelosia ansiosa e gelosia proiettiva.

La gelosia reattiva è una risposta normale a una minaccia reale per la relazione (un fatto realmente accaduto) che può comportare la messa in discussione dell’individuo geloso nei confronti dell’altro individuo; in questo caso, può essere affrontata attraverso una comunicazione aperta e sincera con l’altro.

La gelosia ansiosa o cognitiva è una gelosia che ha radici in sentimenti di insicurezza dell’individuo: non dipende da eventi reali, ma si nutre di preoccupazioni e paure costanti (e talvolta irrazionali) circa possibili tradimenti da parte della persona amata. Talvolta, può sfociare in rimuginio e comportamenti ossessivi che possono ledere la libertà dell’altro.

Infine, la gelosia proiettiva dipende dalla proiezione di nostre responsabilità sull’altro: l’individuo geloso proietta le proprie insicurezze sul partner, accusandolo di infedeltà. È un tipo di gelosia più subdola e dannosa, che spesso riflette problemi non risolti all’interno della persona gelosa piuttosto che reali comportamenti del partner.

Ma la vera gelosia patologica (anche chiamata Sindrome di Otello) si basa su credenze relative al diritto di poter imporre o vietare comportamenti o addirittura pensieri nel partener. È un tipo di gelosia che porta a sviluppare convinzioni deliranti sull’infedeltà dell’altro e necessita di un intervento immediato, perché può sfociare spesso in comportamenti estremamente violenti da un punto fisico e/o psicologico.

Come gestirla e il supporto della terapia

Nelle relazioni, la gelosia può essere un’emozione pericolosa, che è fondamentale gestire nel migliore dei modi. Una strategia importante consiste nell’accettare la propria gelosia e parlarne con il partner, imparando subito a controllarla. La comunicazione è la chiave: esprimere le proprie paure e insicurezze in modo non accusatorio può favorire un dialogo costruttivo e può aiutare a chiarire malintesi e rafforzare la fiducia reciproca.

È importante anche lavorare sulla propria autostima, poiché abbiamo visto che la gelosia amorosa getta spesso le sue radici in vissuti di insicurezza. È bene che il partner dell’individuo geloso non se ne lasci schiacciare e trovi riparo tempestivamente quando si presentano i primi campanelli di gelosia patologica, allontanandosi definitivamente dal partner.

L’individuo geloso, invece, può imparare a gestire questa emozione in psicoterapia. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è particolarmente efficace nell’aiutare a identificare e modificare i pensieri distorti e le credenze irrazionali che alimentano la gelosia, e può fornire strumenti pratici per gestire l’ansia e migliorare le abilità comunicative. Inoltre, dato che la persona gelosa avverte spesso sentimenti di angoscia e solitudine, un intervento fondamentale è quello di definire dettagliatamente il danno perduto, per poi ridimensionare la possibile perdita e sviluppare scenari alternativi possibili. È anche importante lavorare sui livelli di realtà: spesso, i timori del geloso sono totalmente infondati, quindi è necessario analizzare l’effettiva probabilità che il tradimento si verifichi.

Anche la terapia di coppia può essere utile per affrontare i problemi di gelosia in un contesto relazionale: un terapeuta può aiutare entrambi i partner a comprendere meglio le dinamiche che alimentano la gelosia e a sviluppare strategie per rafforzare la fiducia e l’intimità. Infine, le tecniche di mindfulness e meditazione possono aiutare a ridurre l’ansia e migliorare la consapevolezza emotiva. Praticare la mindfulness permette di osservare i propri pensieri e sentimenti senza reagire impulsivamente, favorendo un maggiore controllo sulla gelosia.

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Bibliografia

Castelfranchi C., Che figura: emozioni e immagine sociale, Il Mulino Bologna, 1988.

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Perdighe C., Gragnani A., Psicoterapia Cognitiva, Raffaello Cortina Editore, 2021.

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