La mente e le sue imprecisioni: i bias cognitivi

Nel corso della nostra vita quotidiana, prendiamo innumerevoli decisioni, molte delle quali a partire dai cosiddetti bias cognitivi, che influenzano il nostro modo di vivere e interagire con gli altri. Siamo, infatti, abituati a pensare alla nostra mente come a un freddo strumento calcolatore, che ragiona e pondera attentamente sulla base di tutti gli elementi in suo possesso. La realtà, però, è ben diversa e, indubbiamente, più complessa. Molto spesso, infatti, la nostra mente funziona sotto l’influenza di diverse distorsioni, errori, imprecisioni e approssimazioni, le quali in psicologia vengono raggruppate sotto il concetto bias.

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Cosa sono i bias cognitivi e come funzionano

I bias cognitivi sono degli errori sistematici nella nostra capacità di elaborare informazioni e prendere decisioni. Sono come filtri, degli occhiali dalle lenti deformate, attraverso i quali percepiamo il mondo che ci circonda, influenzando le nostre opinioni, giudizi e azioni in modo inconsapevole. Questi bias possono derivare da processi mentali automatici, pregiudizi, esperienze passate o schemi mentali consolidati nel corso del tempo, e possono influenzare significativamente il nostro modo di interpretare la realtà.

Il motivo per cui i bias fanno parte della nostra vita quotidiana risiede nella tendenza della nostra mente a risparmiare energia. Il nostro cervello non avrebbe abbastanza energia per pensare in modo approfondito, oculato e ponderato ad ogni aspetto o decisione della nostra giornata, per cui, per funzionare bene, è costretto a risparmiare un po’ di lavoro semplificando la realtà e i processi decisionali, utilizzando strategie cognitive meno costose a livello energetico e quindi più efficienti, cioè i bias.

Questa strategia di economia cognitiva ha due risvolti importanti: da un lato, ci permette di giungere più rapidamente a conclusioni utili, dall’altro, semplificando ciò che ci circonda, rischia di portarci a conclusioni che possono discostarsi anche grossolanamente dalla realtà.

Come funzionano i bias cognitivi?

I bias cognitivi funzionano principalmente secondo due meccanismi: la semplificazione, attraverso cui ridimensioniamo gli aspetti complessi di cui è composta la realtà, minimizzando le diverse sfumature e riducendo gli elementi da tenere in considerazione, e l’ancoraggio, cioè l’influenza che le esperienze pregresse e il bagaglio di conoscenze hanno sulle decisioni future.

Diverse tipologie di bias

Dati questi due meccanismi di base, è possibile riconoscere e classificare diverse tipologie di bias cognitivi.

  • Bias di conferma: la tendenza a cercare, interpretare, ricordare e selezione le informazioni in modo da confermare le proprie convinzioni preesistenti, ignorando al contempo tutte le informazioni che confuterebbero quelle stesse convinzioni.
  • Bias dell’attenzione selettiva: la tendenza a focalizzarsi selettivamente su un determinato tipo di informazioni, ignorando o sminuendo tutte le altre. Questo accade specialmente quando il tipo di informazione su cui ci focalizziamo è emotivamente importante per noi in quel momento.
  • Bias della rappresentatività: le persone tendono a orientare i loro giudizi, anche in mancanza di elementi oggettivi, sulla base della somiglianza di quello che hanno davanti con i loro pregiudizi e stereotipi.
  • Bias di disponibilità: la tendenza a a sovrastimare la probabilità di eventi che ci vengono in mente facilmente, spesso a causa di recenti esperienze o di informazioni rilevanti, mentre sottostimiamo la probabilità di eventi di cui abbiamo minor disponibilità in memoria, anche se questi sono oggettivamente più probabili dei primi.
  • Bias dell’illusione di controllo: le persone tendono a sopravvalutare il loro grado di controllo su eventi esterni o casuali, per cui sovrastimano la loro capacità di avere influenza sulla realtà e su ciò che accade a loro e agli altri.
  • Effetto di gruppo: l’inclinazione a conformarsi alle opinioni o ai comportamenti del gruppo con cui ci si confronta, anche se inizialmente si ritenevano sbagliate o non appropriate.
  • Bias dello status quo: le persone, in situazioni di possibile cambiamento, tendono a preferire che le cose rimangano come sono, anche se lo stato attuale non le soddisfa.
  • Bias della fallacia dei costi irrecuperabili: la tendenza a perseverare in una scelta fatta in precedenza, anche se questa non è più vantaggiosa, per non perdere gli investimenti (economici, di tempo e di energie) già fatti e quindi non più recuperabili.
  • Bias del senno di poi: le persone tendono a credere di aver saputo prevedere un evento correttamente, anche se questa previsione è avvenuta solo quando l’evento è ormai noto e concluso.

Bias Cognitivi e Psicopatologia

I bias cognitivi possono giocare un ruolo significativo in diverse condizioni psicopatologiche, come nei disturbi d’ansia e nei disturbi dell’umore, così come in altre psicopatologie.

Quando i nostri schemi mentali diventano troppo rigidi e inflessibili, può succedere di incorrere sempre più facilmente nei bias cognitivi, tanto da generare delle vere e proprie distorsioni cognitive, e cioè dei modi distorti di pensare che possono portare a percezioni irrazionali che influenzano il nostro modo di interpretare eventi e situazioni. Le distorsioni cognitive, insieme ai bias, giocano quindi un ruolo significativo nelle condizioni psicopatologiche.

Alcune delle distorsioni cognitive più comuni sono:

  • Polarizzazione: la tendenza a vedere le situazioni esclusivamente in bianco e nero, senza sfumature, vie di mezzo o compromessi.
  • Personalizzazione e Colpevolizzazione: l’attribuzione di eccessiva importanza a noi stessi in eventi neutri o esterni o, al contrario, l’attribuzione di tutti i nostri mali agli altri o ad altre cause esterne.
  • Catastrofizzazione: il sovradimensionamento delle conseguenze negative di un evento.
  • Filtro mentale: la tendenza a concentrarsi su un unico aspetto negativo, ignorando tutti gli altri aspetti positivi.

Ad esempio, una persona che soffre di depressione potrebbe interpretare un commento neutro di un collega come una critica personale (bias della conferma rispetto all’idea di non avere valore), oppure potrebbe intristirsi per aver ricevuto una piccola critica dal suo capo, ignorando completamente i diversi complimenti che gli aveva fatto lo stesso giorno (distorsione del filtro mentale). Allo stesso modo, una persona che soffre di ansia potrebbe cadere nella trappola della catastrofizzazione, immaginando le peggiori conseguenze possibili di una situazione, focalizzandosi al contempo in modo selettivo solamente sui segnali di pericolo (bias dell’attenzione selettiva).

Riconoscere l’esistenza di questi bias può aiutarci a prendere decisioni più consapevoli e a comprendere meglio il nostro comportamento. È importante essere consapevoli dei nostri bias cognitivi e lavorare attivamente per riconoscerli e mitigarli, promuovendo così una migliore comprensione del mondo e di noi stessi.

 

Contributo a cura di Dott. Giulio Dessì, Psicologo e psicoterapeuta in formazione

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Bibliografia

Gigerenzer G., Decisioni intuitive: quando si sceglie senza pensarci troppo, Raffele Cortina Editore, 2007.

Kahneman, D. Slovic, P., Tversky, A., Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases, Cambridge University Press, 1982.

Noles-Hoeksema S., Fredrikson B., Loftus G., Wagenaar W., Atkinson & Hilgard’s Introduzione alla Psicologia, Piccin, 2011.

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