Demofobia: da cosa dipende e come si cura la paura della folla

Oggigiorno, a seguito degli accadimenti e delle ripercussioni legati alla pandemia, ci troviamo spesso a riflettere sull’importanza del contatto umano, delle relazioni interpersonali e dei momenti di aggregazione, nei vari contesti che caratterizzano la nostra vita. Nella quotidianità ci ritroviamo inevitabilmente a contatto con gli altri, anche con moltitudini di persone, se pensiamo agli spostamenti che facciamo ogni giorno con i mezzi pubblici, o agli eventi a cui possiamo prendere parte abitualmente, come i concerti e le partite allo stadio. Ci sono persone che amano ritrovarsi immerse nella folla, altre che ne sono infastidite, e altre ancora che possono sviluppare una vera e propria fobia della folla. Questi ultimi sono affetti da demofobia.

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Cos’è e come nasce la demofobia

La demofobia, la cui etimologia deriva dal greco δῆμος (popolo) e ϕοβία (paura), rappresenta la paura della folla. Essa rientra nella classificazione delle fobie specifiche e si manifesta con paura o ansia marcate e persistenti nei confronti di luoghi e situazioni affollate, determinando una compromissione nel funzionamento dell’individuo nei diversi contesti di vita. La paura e l’ansia risultano sproporzionate rispetto al pericolo realmente rappresentato dalla situazione specifica e dal contesto socioculturale. Esse prendono il sopravvento quasi ogni volta che l’individuo entra in contatto con la folla, e possono manifestarsi anche anticipatamente, tanto da portarlo a mettere intenzionalmente in atto condotte di evitamento, che inizialmente producono sensazioni di sollievo, ma che, a lungo andare, generano un aumento dell’ansia e della paura associate allo stimolo fobico della folla.

Sintomi e cause

I sintomi che contraddistinguono la demofobia sono riconducibili all’aumento dell’attivazione fisiologica e del sistema nervoso simpatico. L’individuo può sperimentare sintomi quali aumento del battito cardiaco, nausea, vertigini, debolezza, abbondante sudorazione e bocca asciutta. Ha un forte desiderio di fuggire o di evitare la folla, quando possibile, quindi, evita le situazioni di aggregazione limitando le proprie attività e modificando le proprie abitudini di vita.

L’intensità della paura e dell’ansia suscitate dal trovarsi nella folla può mutare in base a tante variabili contestuali. Può, infatti, presentarsi come ansia anticipatoria oppure come attacco di panico. Nel momento in cui non si trova nella situazione fobica, generalmente, il soggetto è in grado di valutare in maniera più realistica il pericolo e di riconoscere l’esagerazione della sua paura, tuttavia risulta incapace di eliminarla o di diminuire l’evitamento. Nel momento in cui, invece, l’individuo si avvicina alla folla, si registra un incremento dell’ansia e della percezione di pericolosità, fino a considerarla come una vera e propria minaccia.

Spesso gli individui non riescono a individuare l’origine della loro demofobia, tuttavia le cause potrebbero essere riconducibili a:

  • eventi traumatici vissuti in prima persona oppure a cui ha assistito;
  • un inaspettato attacco di panico in un contesto con tante persone;
  • trasmissione di informazioni, basti pensare all’emergenza pandemica.

Analogie e differenze tra demofobia e agorafobia

Risulta possibile effettuare un confronto per analogie e differenze tra la demofobia e l’agorafobia. Potrebbe presentarsi una coesistenza tra i due disturbi, data la sovrapponibilità delle situazioni temute, tuttavia possono essere presentate le diverse sfumature che le contraddistinguono.

La demofobia consiste nella fobia specifica verso una situazione temuta, ovvero il trovarsi nella folla, mentre l’agorafobia è riconducibile alla paura e all’ansia che possono presentarsi in due o più situazioni agorafobiche – quali, ad esempio, il trovarsi in spazi aperti, il trovarsi in spazi chiusi, lo stare tra la folla e il trovarsi fuori casa da soli – accompagnate dal pensiero che potrebbe risultare complicato fuggire da queste situazioni, oppure che potrebbe non esserci nessuno a prestare soccorso quando compaiono sintomi invalidanti. Per questo, nell’agorafobia, il focus è rivolto al timore di ciò che potrebbe succedere all’individuo in questi luoghi, piuttosto che al luogo in sé.

Cosa lega demofobia e fobia sociale

Ciò che distingue la demofobia e la fobia sociale è la presenza o meno del timore di una valutazione negativa. Nella demofobia, la paura e l’ansia sono ricondotte allo stimolo fobico specifico della folla, mentre nella fobia sociale la paura e l’ansia sono relative a una o più situazioni sociali – quali, ad esempio, fare un discorso in pubblico, l’essere osservati mentre si mangia o l’intrattenere una conversazione – in cui l’individuo potrebbe sentirsi giudicato dagli altri. Dunque, la fobia sociale prevede il timore di essere valutati negativamente dall’altro e la preoccupazione di adottare comportamenti inaccettabili o imbarazzanti nelle diverse situazioni sociali che l’individuo si trova a fronteggiare, accompagnati dalla tendenza a valutare negativamente le proprie abilità sociali.

Come la psicoterapia può aiutare

Ad oggi, l’approccio psicoterapeutico maggiormente efficace per il trattamento della demofobia è la terapia cognitivo comportamentale. Nello specifico, si può far riferimento alle seguenti tecniche, che aiutano il paziente ad acquisire un modo di pensare e interpretare la realtà maggiormente concreto e adattivo:

  • la ristrutturazione cognitiva;
  • l’esposizione immaginativa, graduata o in vivo;
  • il rilassamento muscolare progressivo;
  • la desensibilizzazione sistematica.

La ristrutturazione cognitiva consiste nel modificare il proprio modo di pensare, partendo dall’individuazione dei pensieri negativi, modificando gli errori di pensiero che contribuiscono ad alterare l’interpretazione della realtà e a mantenere il problema e la sofferenza, e trovando delle letture alternative che permettano una gestione maggiormente efficace della demofobia.

L’esposizione rappresenta l’intervento più efficace. Per metterla in pratica, è necessario preparare il paziente focalizzandosi sui pensieri, sulla valutazione delle prove e delle controprove e individuando lo stimolo fobico e i comportamenti che il soggetto mette in atto. Si distingue in esposizione in immaginazione, esposizione graduata e, ove possibile, in vivo.

A livello immaginativo, risulta necessario che il paziente venga condotto dal terapeuta nella creazione di un’immagine vivida, precisa e realistica, dettagliando ogni aspetto che la caratterizza. Rispetto all’esposizione in vivo, il numero e la durata delle esposizioni necessarie per esperire un decremento della paura dipendono dal singolo caso. Gli studi indicano che, generalmente, siano necessarie da una a cinque sessioni della durata da 1 a 3 ore, affinché possano essere conseguiti risultati clinicamente significativi. Con la progressiva consapevolezza che l’esposizione non porta a conseguenze catastrofiche, il paziente acquisirà il senso di fiducia in sé stesso e l’incremento della propria sicurezza nella situazione temuta.

L’esposizione graduata, invece, consiste nell’esporre il paziente alle situazioni fobiche di minore intensità, raggiungendo gradualmente quelle più temute solo una volta superate le prime con successo, in quanto muoversi a piccoli passi porta a una maggiore probabilità di successo.

Il rilassamento progressivo di Jacobson è una tecnica che prevede un allenamento nel percepire la tensione e la distensione muscolare, che tramite la generalizzazione e il raggiungimento dell’autonomia nel suo svolgimento, permette l’acquisizione della capacità di rilassamento e di un maggior autocontrollo nella vita quotidiana, anche in condizioni sfavorevoli.

La desensibilizzazione sistematica è una tecnica, elaborata da Joseph Wolpe, che consiste nell’esporre ripetutamente il soggetto agli stimoli fobici, seguendo un criterio di gradualità, partendo da quello più debole e progredendo verso quello più forte, fino all’eliminazione della risposta d’ansia. Viene quindi costruita con il paziente una gerarchia, ovvero un elenco degli stimoli riguardanti lo stesso tema, che vengono classificati in ordine decrescente in base all’intensità di ansia che producono. Tale tecnica è contraddistinta dall’utilizzo del rilassamento che esercita un controllo diretto sullo stato ansioso.

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Bibliografia

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